lunedì 15 novembre 2010

UN DE' (Un giorno)

Un dè a i'ho incuntrè on
c'um ha guardè
e u'm ha dett: "Madona, s-ci bianc!
Tani vè a e mer ?"
Dop un pò, incotar un'etar
ch'um fa "Mo a sit in forma ?"
E pu dop un'etar incora
um guerda:
"S-ci megar !"
Alora a'i'ho capì
c'l era ora
d'andè da e barbir.
E basta poc.

(Traduzione: Un giorno ho incontrato uno/ che mi ha guardato/ e mi ha detto:" Madonna, come sei bianco!/ Non vai al mare ?/ Dopo un po' incontro un altro/ che mi fa: "Ma sei in forma ?"/ E poi dopo un altro ancora/ mi guarda:/ "Come sei magro!"/ Allora ho capito/ che era ora/  di andare dal barbiere./ Basta poco.)

GLI ITALIANI POPOLO ILARE

Quello italiano è un popolo ilare. In ogni tavolata, in ogni luogo di lavoro, laddove un gruppetto di amici e confidenti si riunisca, la sghignazzata la fa da padrona. Non c'è momento in cui, di fronte a un lavoro da eseguire, un progetto da perseguire, un'idea da sviluppare e concretizzare, un gruppetto di italiani non finisca per ridersela di qualcosa e di qualcuno. Se si presta la dovuta attenzione a questo fenomeno, si finisce ben presto per scoprirne il motivo. E' noto che spesso i moti dell'animo - come il riso, o la commozione - nascono da un contrasto, una contraddizione presente fra due fenomeni concomitanti. Ad esempio, il riso che si prova per la caduta di uno sventurato passante che scivola sulla neve è dato dal contrasto fra due stati che si negano reciprocamente - l'essere in piedi e l'essere in terra - ,in generale fra un'idea di conservazione e una di distruzione (ecco perchè il tragico è l'altra faccia della medaglia del comico). Ci si commuove poi per la vita, - la sua nascita, in particolare - perchè rappresenta la concreta sconfitta della morte. L'italiano che se la ride e se la sghignazza vive quindi un contrasto, e questo è dato dal fatto che egli, mentre persegue un fine, sente in cuor suo che può deviarne quando lo desidera, che la regola che dovrebbe guidarlo può essere violata, che può fare in sostanza ciò che desidera.

sabato 12 giugno 2010

POIESIS E SAPHES

Nel momento in cui nasce la filosofia, avviene l'avvicendamento - all'interno della storia del pensiero umano - di due concetti: si passa dalla "poiesis" a ciò che è "saphes" (=luminoso). Poiesis è creazione dell'uomo, il suo intervento attivo che genera il racconto della realtà; "saphes" è invece ciò che si mostra agli occhi dell'uomo che passivamente riceve ciò che la realtà gli rimanda, la realtà stessa che si mostra così com'è. La differenza fondamentale di questi due atti umani è che nel primo caso è esclusa l'universalità: ogni uomo, ogni cultura, interviene a definire soggettivamente ordini del cosmo e immagini che non coincidono con quelle di altri uomi e altre culture. Nel campo della "poiesis" l'azione umana è libera e multiforme, mentre nel campo del "saphes" è la realtà a imporsi, e agli uomini è dato solamente prendere atto di ciò che si mostra, eliminando qualsiasi elemento soggettivo. In tal modo emerge la realtà spogliata dal suo velo, così come essa è, disponibile alla comprensione universale.

lunedì 7 giugno 2010

IL BENE COMUNE

Possiamo parlare di "bene comune" soltanto se lo intendiamo come "estensione universale dei diritti". Come è noto, la conquista dei diritti è progressiva, incompiuta e sempre annullabile. Di fatto e storicamente, le classi dominanti (che fondano il loro dominio sulla proprietà) hanno sempre detenuto lo spazio maggiore di liberà. Questa è l'evidenza dei fatti. "Bene comune" non significa altro che perdita da parte di una classe dominante di spazi di dominio ed acquisizione da parte di un' altra classe del diritto ad eguale spazio. "Bene comune" significa quindi conflitto fra una classe che detiene diritti che vuole mantenere, e un'altra classe che gode di meno diritti e che ne vuole acquisire. Ecco perchè il "bene comune"
- non è un terreno comune di intesa, ma è un campo di battaglia;
- non è un minimo comun denominatore che accomuna, ma un oggetto che deve essere spostato da una parte all'altra;
- non è la ragionevolezza di una intesa, ma è scontro vitale.
Parlare di "bene comune" è storicamente un non-senso, poichè nella logica dello sfruttamento (basata sul concetto di proprietà), si assiste solamente all'inseguimento, da parte di classi oppresse, della propria dignità, alla lotta di classi subalterne contro classi dominanti che con tutte le loro forze vorrebbero mantenere il dominio.

mercoledì 11 novembre 2009

IL SE' E IL POTERE

Dobbiamo considerare originariamente il Potere come attuazione del desiderio di dominio, che avviene o sulla base della sola forza bruta, oppure sulla base di una forza sorretta da un pretestuoso diritto di supremazia, oppure infine tramite la sottile opera di convincimento che viene praticata al fine di rendere gli altri schiavi consenzienti (I primi due casi si applicano sovente al potere politico, il terzo a quello religioso).
Il potere – una volta innescato il suo meccanismo - distingue e classifica gli uomini per diritti e dignità e, una volta attuato, si serve - allo scopo di conservarsi - di forme culturali di differenziazione e svalutazione nei confronti dei dominati.
Il Sé può costituirne una minaccia perchè nel suo essere una totalità integrata è contenuto anche il senso ambivalente dell’esistenza umana, della sua relatività, della coscienza del limite.
Per questo l’ordine che esso indica non è congruente con quello costituito, ove si assolutizza invece una differenza e una distinzione, e richiede un’evoluzione di valori che la società e le forme con cui essa si estrinseca - che normalmente non integrano i contenuti di senso - non sono pronte ad accettare.
Nelle società normalmente si gestisce il Potere, e il Potere per sua natura è dis-integrato.

lunedì 9 novembre 2009

DOMANDE

Le domande vengono generate molto umanamente dal sospetto che sia in essere un certo comportamento o una certa realtà. Non si fa una domanda se non perchè esiste una possibilità da verificare, e la risposta a questa domanda dovrebbe servire a sciogliere il dubbio. E' lecito allora avere dubbi, esprimere preoccupazioni ? E' lecito essere umani ? C'è chi vuole impedirci di avere sospetti e dubbi. C'è chi vuole impedirci di pensare. Nutrendo in tal modo il sospetto che i nostri timori siano fondati, e rafforzandone naturalmente la potenza. Dall'altra parte si risponde parlando di "pretestuosità" delle domande e di conseguenza si rafforzano e si inaspriscono le difese da questa domande, in una reazione a catena infinita.

venerdì 6 novembre 2009

TELECINESI

Lo scienziato A.R., all'amico veggente che affermava che egli fosse stato un cinese in una vita precedente, rispose: "E' talmente alto il numero di quelle genti che è estremamente probabile che lo sia stato. Ci sono tantissimi cinesi che tornano ad essere cinesi, ma è difficile che un europeo non sia mai stato cinese. Per questo oggi molti di loro si recano da noi: non potrebbero aspettare ancora che la loro anima solo per sorte capitasse da questa parti".