sabato 12 giugno 2010

POIESIS E SAPHES

Nel momento in cui nasce la filosofia, avviene l'avvicendamento - all'interno della storia del pensiero umano - di due concetti: si passa dalla "poiesis" a ciò che è "saphes" (=luminoso). Poiesis è creazione dell'uomo, il suo intervento attivo che genera il racconto della realtà; "saphes" è invece ciò che si mostra agli occhi dell'uomo che passivamente riceve ciò che la realtà gli rimanda, la realtà stessa che si mostra così com'è. La differenza fondamentale di questi due atti umani è che nel primo caso è esclusa l'universalità: ogni uomo, ogni cultura, interviene a definire soggettivamente ordini del cosmo e immagini che non coincidono con quelle di altri uomi e altre culture. Nel campo della "poiesis" l'azione umana è libera e multiforme, mentre nel campo del "saphes" è la realtà a imporsi, e agli uomini è dato solamente prendere atto di ciò che si mostra, eliminando qualsiasi elemento soggettivo. In tal modo emerge la realtà spogliata dal suo velo, così come essa è, disponibile alla comprensione universale.

lunedì 7 giugno 2010

IL BENE COMUNE

Possiamo parlare di "bene comune" soltanto se lo intendiamo come "estensione universale dei diritti". Come è noto, la conquista dei diritti è progressiva, incompiuta e sempre annullabile. Di fatto e storicamente, le classi dominanti (che fondano il loro dominio sulla proprietà) hanno sempre detenuto lo spazio maggiore di liberà. Questa è l'evidenza dei fatti. "Bene comune" non significa altro che perdita da parte di una classe dominante di spazi di dominio ed acquisizione da parte di un' altra classe del diritto ad eguale spazio. "Bene comune" significa quindi conflitto fra una classe che detiene diritti che vuole mantenere, e un'altra classe che gode di meno diritti e che ne vuole acquisire. Ecco perchè il "bene comune"
- non è un terreno comune di intesa, ma è un campo di battaglia;
- non è un minimo comun denominatore che accomuna, ma un oggetto che deve essere spostato da una parte all'altra;
- non è la ragionevolezza di una intesa, ma è scontro vitale.
Parlare di "bene comune" è storicamente un non-senso, poichè nella logica dello sfruttamento (basata sul concetto di proprietà), si assiste solamente all'inseguimento, da parte di classi oppresse, della propria dignità, alla lotta di classi subalterne contro classi dominanti che con tutte le loro forze vorrebbero mantenere il dominio.

mercoledì 11 novembre 2009

IL SE' E IL POTERE

Dobbiamo considerare originariamente il Potere come attuazione del desiderio di dominio, che avviene o sulla base della sola forza bruta, oppure sulla base di una forza sorretta da un pretestuoso diritto di supremazia, oppure infine tramite la sottile opera di convincimento che viene praticata al fine di rendere gli altri schiavi consenzienti (I primi due casi si applicano sovente al potere politico, il terzo a quello religioso).
Il potere – una volta innescato il suo meccanismo - distingue e classifica gli uomini per diritti e dignità e, una volta attuato, si serve - allo scopo di conservarsi - di forme culturali di differenziazione e svalutazione nei confronti dei dominati.
Il Sé può costituirne una minaccia perchè nel suo essere una totalità integrata è contenuto anche il senso ambivalente dell’esistenza umana, della sua relatività, della coscienza del limite.
Per questo l’ordine che esso indica non è congruente con quello costituito, ove si assolutizza invece una differenza e una distinzione, e richiede un’evoluzione di valori che la società e le forme con cui essa si estrinseca - che normalmente non integrano i contenuti di senso - non sono pronte ad accettare.
Nelle società normalmente si gestisce il Potere, e il Potere per sua natura è dis-integrato.

lunedì 9 novembre 2009

DOMANDE

Le domande vengono generate molto umanamente dal sospetto che sia in essere un certo comportamento o una certa realtà. Non si fa una domanda se non perchè esiste una possibilità da verificare, e la risposta a questa domanda dovrebbe servire a sciogliere il dubbio. E' lecito allora avere dubbi, esprimere preoccupazioni ? E' lecito essere umani ? C'è chi vuole impedirci di avere sospetti e dubbi. C'è chi vuole impedirci di pensare. Nutrendo in tal modo il sospetto che i nostri timori siano fondati, e rafforzandone naturalmente la potenza. Dall'altra parte si risponde parlando di "pretestuosità" delle domande e di conseguenza si rafforzano e si inaspriscono le difese da questa domande, in una reazione a catena infinita.

venerdì 6 novembre 2009

TELECINESI

Lo scienziato A.R., all'amico veggente che affermava che egli fosse stato un cinese in una vita precedente, rispose: "E' talmente alto il numero di quelle genti che è estremamente probabile che lo sia stato. Ci sono tantissimi cinesi che tornano ad essere cinesi, ma è difficile che un europeo non sia mai stato cinese. Per questo oggi molti di loro si recano da noi: non potrebbero aspettare ancora che la loro anima solo per sorte capitasse da questa parti".

giovedì 17 settembre 2009

DEI

Non siamo più abituati agli Dei. Non siamo più popolati dalla loro presenza, non esistono più - o hanno perso autorità - i mediatori culturali che anticamente ci consentivano di sentirne la vicinanza.

L'Illuminismo razonalista ha bocciato come pura invenzione la pregnanza dei simboli, la loro forza irrinunciabile, imponderabile ma necessaria. Li ha relegati nell'indifferenza, ma essi continuano a esistere e influenzare la nostra vita. Anzi, poichè li abbiamo ricacciati nell'inconscio, essi accumulano al nostro interno maggiore energia, col rischio persino di travolgerci, come dimostrano le catastrofi del '900, dalle dittature alle guerre mondiali.

Se l'Amore è il "numinoso" (cioè l'affascinante, con un richiamo alla natura "divina", del "nume") che ci appare come controparte inconscia - e completante - del Sè, allora il rischio è quello che parti dell'inconscio irrompano in noi con la loro "numinosità", col loro fascino irresistibile, e poichè con esse non abbiamo più consuetudine, che invadano lo spazio della psiche, dominandolo completamente.

Jung infatti diceva che nel tempo ci si innamora con meno passione, poichè l'individuo ha imparato ad avere confidenza con queste parti inconscie e ad integrarle più o meno parzialmente nel prorio Sè.

lunedì 14 settembre 2009

IL BARBIERE DI RUSSELL

Il filosofo e matematico B.Russell propose all'inizio del '900 questo rompicapo: "In un paese esiste un barbiere che rade tutti e solo coloro che non si radono da soli. Chi rade il barbiere ?"

Le soluzioni possono essere ovviamente solo due: 1. che il barbiere rada se stesso 2. che il barbiere non rada se stesso; ma in entrambi i casi abbiamo un'antinomia, cioè una contraddizione, che rende impossibili entrambe le soluzioni. Vediamo perchè.
1. Nel primo caso, possiamo formulare il seguente sillogismo:
-Il barbiere rade solo coloro che non si radono da soli
-il barbiere rade se stesso
dunque
-il barbiere non rade se stesso
(la contraddizione consiste nel fatto che, se il barbiere rade se stesso, allora non rade se stesso: dunque è impossibile che rada se stesso, perchè questo porterebbe a una soluzione contraddittoria).
2.Nel secondo caso, possiamo formulare il seguente sillogismo:
-Il barbiere rade solo coloro che non si radono da soli
-il barbiere non rade se stesso
dunque
-il barbiere rade se stesso
(la contraddizione consiste nel fatto che, se il barbiere non rade se stesso, allora rade se stesso: dunque è impossibile che non rada se stesso, perchè anche questo porterebbe a una soluzione contraddittoria).

Dunque, il barbiere non può radersi, ma, allo stesso tempo, non può non radersi.
Essendo questa a sua volta una contraddizione, essa rende impossibile la condizione iniziale, cioè che esista un barbiere che rada tutti coloro che non si radono, dal momento che questa condizione porterebbe ad un assurdo.

Quindi, non può essere vero che in un paese esista un barbiere che rade solo coloro che non si radono da soli, e Lord Russell si è burlato di noi.

(P.S. Nell'antichità vengono spesso usate antinomie per dimostrare che la realtà o non esiste, oppure è solamente illusione)