Molto deboli le tesi sostenute da Giulia Bongiorno durante la manifestazione delle donne di ieri. "Non sono qui per criticare i festini hard, ma per farlo quando diventano sistema di selezione della classe dirigente" ha affermato.
La signora Bongiorno sa già che questi festini sono esistiti. Peccato che la Magistratura - alla quale spetta l'ultima parola - debba invece ancora accertarlo. Prudenza dovrebbe guidare il valente avvocato: ai tempi in cui per gli italiani Andreotti era un mafioso della peggior fatta, ella con perizia riuscì a sfumarne l'immagine.
Si spieghi poi cosa centrano le signore Gelmini, Brambilla, Carfagna, Bernini, Ravetto ecc., con i festini hard . Esse fanno parte dell'attuale classe dirigente, ma non perchè abbiano partecipato a tali ipotetici festini. Non si vedono signore nel centrodestra, collocate in posti di responsabilità elevata - tali da poter essere definite "classe dirigente" - che siano in quella posizione per il motivo indicato dalla Bongiorno. Ammesso e non concesso che questi festini abbiano avuto luogo, essi possono avere costituito al massimo il nutrimento per il sottobosco del potere, non certo per la sua classe dirigente.
Se poi non sono i festini hard a selezionare la classe dirigente , ma la bellezza fisica, - così la Bongiorno avrebbe dovuto esprimere in maniera più equilibrata la sua lamentela - al proposito Berlusconi si è espresso affermando che, a parità di competenze, lui presferisce una donna di gradevole aspetto. Come nel calcio, a parità di punti, vince la differenza reti. Mi pare che non ci sia nulla da eccepire.
"...perchè pensare è faticoso...e la gente cerca tutte le scorciatoie per non pensare...io credo che ci sia la guerra perchè non si pensa...pensare è già la pace!" Cesare Zavattini
lunedì 14 febbraio 2011
domenica 13 febbraio 2011
PURITANI
Giuliano Ferrara ha una ragione e un torto nel suo intervento al TG 1 (pubblicato dal sito di Repubblica):
1. La ragione consiste nel fatto che è vero che una amplissima parte degli oppositori di Berlusconi tenta di eliminarlo facendo leva su aspetti moralistici del suo comportamento privato.
Faccio due esempi: all'indomani delle dichiarazioni del procuratore Brutti Liberati - che affermavano non esservi state irregolarità la notte in cui Ruby veniva affidata alla consigliere Minetti - Rosy Bindi, alla trasmissione Ballarò, poneva l'accento sul comportamento privato del premier, indicandolo come un cattivo esempio da seguire e un pessimo modello educativo. Questa affermazione, del tutto legittima, è tuttavia impropria in una trasmissione che ha carattere politico, mentre è corretta se espressa in altri contesti.
Altro esempio: il riferimento alla Costituzione laddove indica l'onorabilità del premier e delle cariche dello Stato è applicabile anche qui esclusivamente a un contesto politico o giudiziario. E' improprio - e ha carattere evidentemente moralista - applicarlo alla sfera dei comportamenti privati, laddove questi comportamenti non abbiano altra rilevanza.
Di questa tendenza "moralistica" del centrosinistra è ben consapevole ad esempio il filosofo Cacciari, che non perde occasione per invitarlo a presentare invece una solida proposta politica alternativa.
2.Il torto consite nell'accusare la magistratura di moralismo.
Di fronte ad indizi di reato (in questo caso prostituzione minorile e concussione), essa ha l'obbligatorietà dell'azione penale, e quindi deve mettere legittimamente in atto le azioni dovute - ad esempio le intercettazioni, fino al rinvio a giudizio - al fine di giungere a definire la sussitenza o meno del reato medesimo. Non è quindi il comportamento privato in sè che viene giudicato, ma solamente quegli atti che, all'interno di quel comportamento, abbiano rilevanza penale.
1. La ragione consiste nel fatto che è vero che una amplissima parte degli oppositori di Berlusconi tenta di eliminarlo facendo leva su aspetti moralistici del suo comportamento privato.
Faccio due esempi: all'indomani delle dichiarazioni del procuratore Brutti Liberati - che affermavano non esservi state irregolarità la notte in cui Ruby veniva affidata alla consigliere Minetti - Rosy Bindi, alla trasmissione Ballarò, poneva l'accento sul comportamento privato del premier, indicandolo come un cattivo esempio da seguire e un pessimo modello educativo. Questa affermazione, del tutto legittima, è tuttavia impropria in una trasmissione che ha carattere politico, mentre è corretta se espressa in altri contesti.
Altro esempio: il riferimento alla Costituzione laddove indica l'onorabilità del premier e delle cariche dello Stato è applicabile anche qui esclusivamente a un contesto politico o giudiziario. E' improprio - e ha carattere evidentemente moralista - applicarlo alla sfera dei comportamenti privati, laddove questi comportamenti non abbiano altra rilevanza.
Di questa tendenza "moralistica" del centrosinistra è ben consapevole ad esempio il filosofo Cacciari, che non perde occasione per invitarlo a presentare invece una solida proposta politica alternativa.
2.Il torto consite nell'accusare la magistratura di moralismo.
Di fronte ad indizi di reato (in questo caso prostituzione minorile e concussione), essa ha l'obbligatorietà dell'azione penale, e quindi deve mettere legittimamente in atto le azioni dovute - ad esempio le intercettazioni, fino al rinvio a giudizio - al fine di giungere a definire la sussitenza o meno del reato medesimo. Non è quindi il comportamento privato in sè che viene giudicato, ma solamente quegli atti che, all'interno di quel comportamento, abbiano rilevanza penale.
giovedì 27 gennaio 2011
MASI E SANTORO PERSONE ARROGANTI
Scrivo di getto dopo avere visto e ascoltato il confronto fra il direttore generale della RAI Masi e Santoro durante l'ultima puntata di Anno Zero. Prima Masi afferma che Santoro in precedenti trasmissioni lo ha "insultato in diretta, come sanno gli ascoltatori", al chè Santoro giustamente replica "come lei sostiene, non come sanno gli ascoltatori", visto chè è in atto un procedimento giudiziario che deve pronunciarsi in proposito. Arroganza di Masi. Questi poi dopo afferma di dissociarsi dal tipo di trasmissione impostata da Santoro, "perchè ad avviso mio e dei miei legali viola in maniera chiara il codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione delle vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive e i principi costituzionali e legislativi che ne sono alla base". Sulla base di queste affermazioni, Santoro gli risponde che "lei sta dicendo che questa trasmissione viola le regole" e quindi coerentemente dovrebbe far chiudere il programma, oppure ritirare quanto appena affermato. Arroganza di Santoro. Perchè Masi ha espresso chiaramente una sua opinione (e dei suo legali) e non una certezza, sulla base della quale evidentemente egli non può chiudere la trasmissione, e neppure può - nè è giusto che avvenga - ritirarare quella che è un sua libera opinione. Ecco due persone che dall'alto del loro Ego hanno dato un pessimo esempio di tolleranza reciproca.
venerdì 14 gennaio 2011
IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO
L'articolo 1 della Costituzione stabilisce che la sovranità appartiene al popolo, dunque è il popolo stesso che determina in maniera fondante attraverso chi e come debba essere governato. Ora, il governo democratico ("governo" inteso nel senso lato del termine) si esprime attraverso i suoi organi costitutivi - i cosiddetti Poteri legislativo, esecutivo, giudiziario - di cui i primi due sono l'emanazione diretta della volontà popolare, mentre l'ultimo ha il compito di applicare questa volontà.
Poichè tuttavia vi deve essere una gestione equilibrata del potere, affinchè non sussistano abusi, le democrazie liberali hanno stabilito la presenza di organismi che abbiano la facoltà di controllare l'operato dei Parlamenti e dei Governi. La Corte Costituzionale svolge questa funzione, passando al vaglio la legittimità delle norme. Il potere del popolo ha dunque un limite, (Art.1: "...che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione"), del resto confermato dal fatto che parte dei componenti della Corte è designata dalla magistratura - che non è emanazione popolare - e da un Capo dello Stato non eletto direttamente dal popolo. Il Parlamento e l'Esecutivo hanno dunque una legittimazione primaria ma non assoluta.
La sovranità è l'elemento base della convivenza, altrimenti è il caos: vi deve essere cioè un "governo delle regole" che elimini l'arbitrio. In ogni società civile non può quindi non esserci "sovranità". Poichè dunque questa è necessariamente data, è il popolo a stabililire in che modalità essa debba esprimersi, attraverso quali programmi e linee di governo. Gli Esecutivi e i Parlamenti hanno dunque il diritto di governare - per quanto sottoposto a controllo, come abbiamo visto.
Poichè questo diritto si incarna in persone concrete (i nostri parlamentari e governanti), esse però non possono essere considerate persone comuni, nel senso che esse, nello svolgimento delle loro funzioni, esprimono istituzionalmente una volontà fondante collettiva e non una volontà individuale. Se queste persone fossero impedite a svolgere le loro funzioni, ad esempio per procedimenti giudiziari in corso - è il caso del presidente Berlusconi - verrebbe leso uno dei principi base della nostra carta, verrebbe cioè impedito al popolo sovrano di esprimere la sovranità che ha liberamente scelto. Ecco perchè la Corte Costituzionale ha riconosciuta corretta la formula del cosiddetto "legittimo impedimento", pur determinandone una forma diversa rispetto a quella presentata nella proposta della Destra. Essa ha cioè riconosciuto corretto un principio, limitandone però la portata originaria, restituendo alla magistratura quella prerogativa di controllo che essa possiede, come previsto dall'equilibrio dei poteri.
Poichè tuttavia vi deve essere una gestione equilibrata del potere, affinchè non sussistano abusi, le democrazie liberali hanno stabilito la presenza di organismi che abbiano la facoltà di controllare l'operato dei Parlamenti e dei Governi. La Corte Costituzionale svolge questa funzione, passando al vaglio la legittimità delle norme. Il potere del popolo ha dunque un limite, (Art.1: "...che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione"), del resto confermato dal fatto che parte dei componenti della Corte è designata dalla magistratura - che non è emanazione popolare - e da un Capo dello Stato non eletto direttamente dal popolo. Il Parlamento e l'Esecutivo hanno dunque una legittimazione primaria ma non assoluta.
La sovranità è l'elemento base della convivenza, altrimenti è il caos: vi deve essere cioè un "governo delle regole" che elimini l'arbitrio. In ogni società civile non può quindi non esserci "sovranità". Poichè dunque questa è necessariamente data, è il popolo a stabililire in che modalità essa debba esprimersi, attraverso quali programmi e linee di governo. Gli Esecutivi e i Parlamenti hanno dunque il diritto di governare - per quanto sottoposto a controllo, come abbiamo visto.
Poichè questo diritto si incarna in persone concrete (i nostri parlamentari e governanti), esse però non possono essere considerate persone comuni, nel senso che esse, nello svolgimento delle loro funzioni, esprimono istituzionalmente una volontà fondante collettiva e non una volontà individuale. Se queste persone fossero impedite a svolgere le loro funzioni, ad esempio per procedimenti giudiziari in corso - è il caso del presidente Berlusconi - verrebbe leso uno dei principi base della nostra carta, verrebbe cioè impedito al popolo sovrano di esprimere la sovranità che ha liberamente scelto. Ecco perchè la Corte Costituzionale ha riconosciuta corretta la formula del cosiddetto "legittimo impedimento", pur determinandone una forma diversa rispetto a quella presentata nella proposta della Destra. Essa ha cioè riconosciuto corretto un principio, limitandone però la portata originaria, restituendo alla magistratura quella prerogativa di controllo che essa possiede, come previsto dall'equilibrio dei poteri.
sabato 27 novembre 2010
RAZIONALE E IRRAZIONALE
L’irrazionale non può essere espresso compiutamente in alcun modo, ma si può avvicinavisi approssimativamente attraverso i linguaggi, ad es. attraverso i simboli, oppure attraverso definizioni linguistiche, oppure - come nel caso della musica - attraverso l'individuazione di forme espressive precise.
Il linguaggio artistico, poi, cerca spesso anche di simulare il flusso indicibile della vita, tentando di avvicinarsense per analogia, quasi che arte e vita tendano a diventare un'unica cosa. Si può dire che esso cessi di domandarsi sulle cose per entrare nelle cose. E in ciò consiste un’indubbia pregnanza, irraggiungibile altrimenti.
Si può dire che la vita consista allora in questa relazione vitale fra un momento in cui ci si “domanda” e uno in cui si “vive”, in cui entrambi gli elementi sono essenziali alla pienezza della vita. Questa relazione fra questi due momenti non può però essere intesa come successione (vale a dire come un tempo in cui si vive e uno successivo in cui si pensa, oppure l'inverso, uno in cui si pensa e uno in cui si vive), poichè non esiste un momento di "sola vita" o uno di solo "pensiero"; essa va intesa quindi come istante dialettico.
Il linguaggio artistico, poi, cerca spesso anche di simulare il flusso indicibile della vita, tentando di avvicinarsense per analogia, quasi che arte e vita tendano a diventare un'unica cosa. Si può dire che esso cessi di domandarsi sulle cose per entrare nelle cose. E in ciò consiste un’indubbia pregnanza, irraggiungibile altrimenti.
Si può dire che la vita consista allora in questa relazione vitale fra un momento in cui ci si “domanda” e uno in cui si “vive”, in cui entrambi gli elementi sono essenziali alla pienezza della vita. Questa relazione fra questi due momenti non può però essere intesa come successione (vale a dire come un tempo in cui si vive e uno successivo in cui si pensa, oppure l'inverso, uno in cui si pensa e uno in cui si vive), poichè non esiste un momento di "sola vita" o uno di solo "pensiero"; essa va intesa quindi come istante dialettico.
IL PANE ARABO
Mi è capitata una piccola sventura gastronomica che ritengo essere metafora di eventi storici. Un piccolo panetto arabo rotondo, tenero e scondito, era stato da me messo nel forno a scongelare; una volta estratto, si poteva osservarne un principio di indurimento e la formazione di una leggera crosta. Lasciato sul tavolo, mi dimentico di mangiarlo, avendo trovato da qualche parte delle fette biscottate; allora lo ripongo in frigo per il giorno dopo. L'indomani, lo rimetto nuovamente in forno: stavolta la crosta era diventata bella dura e abbrustolita e la tenera mollica compatta e tenace. Era diventato un toscano. Alla civiltà del Rinascimento è necessario dunque giungere per errori, dimenticanze, leggerezze, attraverso un processo storico che la civiltà araba sta ancora percorrendo.
BELEN (walking steak)
Belen, datti una calmata. Anche tu sei una bistecca che cammina. Benchè deliziosa forma, sempre proteica, aminoacida e carboidratica resti. Anche tu lotti per la sopravvivenza, come Ruby, come le miriadi di ragnetti, tutti uguali eppure tutti diversi, come le lepri che si rintanano nei buchi, come i trichechi. Spesso sento il cuore pulsare come un grumo sanguinolento, vedo la mia pelle secca, mi sanguinano le gengive. In certi momenti sono lontano da Dio. Ma la parola lipidi dovrebbe sconvolgere e guarire.
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